prova costume

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“Preparati alla prova costume…”

Tra poco televisione, radio, web media, cartelloni pubblicitari ci invaderanno con questo slogan “Preparati alla prova costume con questo prodotto/con la nostra palestra/con questa crema….

E così mi rivolgo a tutti gli operatori di fuffamarketing e chiedo loro “Prova costume? Ma di cosa parlate?!”

Non esiste una prova costume, esiste solo in chi vive il fitness e il corpo in modo perverso, incapace, malato, o nel puro e banale business promosso da un marketing anche delle palestre pagato sulla nostra salute psicofisica al prezzo di una menzogna alla quale vorrei che le persone non credessero.

Perché nessuno potrà mai fare nulla in tre mesi, se non rischiare di peggiorare la situazione.

Inoltre finalizzare il movimento a fini estetici è triste. La bellezza del corpo deve essere la conseguenza del Movimento, non il fine.

La cultura del movimento è muoversi per stare bene, muoversi per essere in forma, essere attivi e giovani, capaci e pronti, prevenire le malattie, combattere gli stati degenerativi, in una parola BEN-ESSERE.

Pronti per l’estate e per la prova costume?

Siamo cioè pronti per parlare del fatto che non serve l’apparenza, che ciò che conta è la sostanza, ma al tempo stesso siamo disposti a spendere milioni di euro l’anno, per una “psuedo scienza” non dimostrata (creme miracolose, unguenti magici,.. che preparano mentre dormite alla prova bikini?), per cose ne non ci serviranno a nulla se non a deluderci nuovamente?

Si, siamo pronti, lo facciamo da decenni, almeno dagli anni 60.

Se l’unico modo in cui sappiamo esprimere il corpo è farlo apparire, la dice lunga su come lo viviamo.

Far apparire il corpo, mostrarlo, è un regalo per pochi, è un’espressione che può permettersi chi lo ama, lo cura, lo coccola e lo mantiene in perfetta efficienza, a prescindere dai canoni e dalle mode, ma in relazione al senso di benessere e salute, che dal corpo deve passare, per permettere alla mente di rendere azione l’idea, di rendere movimento l’intenzione.

Ma siamo pronti, abbiamo la nuova dieta che promette miracoli, il nuovo macchinario con il nome di strodacavitazione globale desensoriale planare che promette miracoli e proprio in questi giorni, dove dopo piogge ininterrotte spunta il sole, quel senso di inappagato, di prova costume che mette l’ansia, quel senso di malessere che si vive, sente e prova nei confronti del corpo, inizia a farsi sentire.

Il che è il significato profondo che non siamo pronti e che, spesso, non lo saremo mai; ci dimenticheremo del nostro corpo, da ottobre ad aprile del prossimo anno, o forse, lo ricorderemo a dicembre, dopo le feste, o prima di una vacanza in un posto tropicale…

E non va bene, neppure per chi pensa di potersi mostrare, per chi si sente carico e ha passato a programmare a dovere i mesi da gennaio, in previsione dell’estate, estremizzando la dieta e ahimè, facendo abuso dell’aiutino; si l’aiutino è la chimica, quella che i celebropesi da palestra usano e chiamano con altro nome… peccato che manchi la componente salute e benessere, ecco, anche loro non stanno bene con il loro corpo, anzi, stanno ancora peggio.

Così, la storia di questo corpo è una storia triste, da una parte si copre, sempre per senso del pudore, e quando finalmente può essere libero da indumenti e può camminare a piedi nudi sulla sabbia, l’aspetto emotivo, emozionale, di un rapporto malsano che abbiamo con lui, nuovamente ci castra. Che storia triste, che malsano conflitto.

Ad aiutarci, da una parte c’è il marketing malato, anche da palestre che rincarano la dose con promesse e campagne pubblicitarie create ad hoc, che amplificano il senso di colpa, al fine di scucirvi qualche centinaio d’euro per il nuovo trattamento o trimestrale. Dall’altra c’è la farmacologia e la medicina che ahimè non aiuta: alcuni medici poco preparati consigliano di fare 4 passi e dicono che muoversi fa male; hai mal di schiena? riposo; male alla spalla? riposo; sbadigli? riposo; sei stressato? rilassati e fai 4 passi la sera. Dall’altra ancora, abbiamo i talebani pseudospiritualisti che vivono il corpo e il cibo come la privazione del piacere di vivere.

E’ una storia triste, quella del corpo, con le credenze, le violenze, le malattie di percezione create nei secoli da uomini tristi, che lo hanno violentato, stuprato, coperto, ne hanno assassinato il rapporto, ed hanno fatto leggi che danno loro ragione; lo chiamano pubblico pudore, vietano l’amore in auto, ma non le troie per strada, vietano il costume per strada, ma non i ladri e i pedofili, hanno schiere di bigotti benpensanti che amplificano queste leggi alzandole a morale, etica, ed hanno schiere di ignoranti scienziati senza scienza, che pagati e comperati, si dimenticano del loro giuramento.

E’ una storia triste perché ricade sulla società, perché finché questo rapporto in ogni singolo individuo non sarà sanato, non avremo mai una società di benessere e di salute, di comprensione, cercheremo la salute fuori dal corpo, nella medicina, nei mezzi, nei modi, ma sarà sempre lontana dal corpo, il corpo è nato e sopravvive perché è in grado di gestire, adeguarsi, adattarsi al senso primo della pulsione alla vita, non ha bisogno di sovrastrutture mentali, ha bisogno di ascoltarsi, e questo ascolto parte appena venuto al mondo, ed è condizionato sin da subito da credenze, nel pensare che il pianto sia negativo, che cadere faccia male, che per camminare servono almeno tot mesi, che, che, che, che, che…….

Ma basterebbe avere la sana pace di muoversi, ad occhi chiusi, nel silenzio d’un posto, ove vi sentite bene, a piedi nudi, per comprendere quanto vi sia dentro di voi da dire, da sentire da esprimere attraverso il movimento, il sudore, il battito, l’emozionarsi dei sensi, basterebbe non dimenticarlo, al cospetto d’altro che sembra sempre più importante, come se qualcosa potesse vivere senza il corpo, per trovare la strada.

Che nessuna offerta speciale di illusioni, di prova costume, possa mai sedurvi, che nessuna dieta, nessuna chimica, nessuna bugia, possa allontanarvi dal vostro corpo.

Autore: Francesco Menconi

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