PALESTRE CHE VENDONO FUMO

Una triste realtà, lontana dalla qualità

Un articolo davvero interessante, che fa comprendere come non solo, sia fallimentare il “low cost”, siano fallimentari le visioni di abbonamenti annuali, ma come a farla da padrona dovrà essere la QUALITA’, cosa di cui si parla spesso a parole ma nei fatti, raramente è presente.

Non solo quella degli imprenditori del centro, ma anche dei trainer, degli istruttori tutti, persone che spesso si limitano nel loro, incapaci di comunicare, aggiornarsi, di essere competenti e qualificati, persone che seguono sempre di più le mode di formazione easy “born in america” oppure pensano che sia sufficiente una triennale per poter essere imprenditori di se stessi, per comprendere il complesso sistema “mente corpo”, personalizzazione di un programma, applicazione, teoria e pratica, nel rispetto della condizione psicoemotiva del cliente.

Insomma, in una visione ampia, quanto riportato nell’articolo sottostante, non vale solo per il Fitness che vende fumo, senza fare nemmeno lontanamente i fatturati di chi fumo lo vende veramente, ma anche i personal trainer, o i professionisti del settore, che mediamente sono figure di bassa o limitata qualità, che difficilmente arrivano a fine mese.

Una visione in contrasto con quanto paventato dalle foto sui social media, dove viene mostrata una vita splendida, tra pesi e splendide donne, come fosse la mecca della felicità.

La realtà è fatta spesso di incapaci, che con vari titoli che lavorano in palestra come secondo o terzo lavoro, con un 80% di persone che non sono neppure in possesso di un titolo rilasciato da un università, federazione o ente, legale, aggiornato e valido.

Mediamete che per compensare una vita di abusi di droghe (doping), anoressia, bulimia, ortoressia, compensano con la gloria di una maglietta con scritto “personal trainer”

Sia chiaro non tutto questo mondo è così, fortunatamente esiste una percentuale in Italia d’Elite.

Professionisti reali, di imprenditori capaci, che fa la differenza, ma visto il punto di chiave, per la salute, per l’economia, per la prevenzione ed il benessere, che le palestre potrebbero essere, la realtà è ancora davvero troppo lontana, da quella che da anni, auspico –  Francesco Menconi

 

A seguire un interessantissimo articolo di Massimiliano Cappuccini

7 PALESTRE SU 10 SONO INDEBITATE E SOLO UNA PERCENTUALE MINIMA È PROFITTEVOLE. TU IN QUALE SITUAZIONE SEI?

L’insoddisfazione dei clienti ha un impatto non indifferente sul business dei Fitness Club.

Quella della Wellness Experience è un’arte sempre più difficile.

Clienti sempre più “connessi” sono, infatti, consumatori sempre più informati, che hanno aspettative sempre più alte rispetto alla qualità dei servizi Tecnici offerti dai vari Club distribuiti sul territorio e che, per questo, sono anche più facili da deludere.

Lo sanno bene i Club che, secondo alcune stime, solo nell’ultimo anno hanno dovuto incrementare le risorse umane normalmente impiegate per l’assistenza clienti sia tradizionale che tramite canali digitali.

Sono proprio gli ambienti digitali, del resto, a favorire il tanto discusso empowerment del Cliente.

In concreto?

Si tratta, per esempio di:

▪recensioni e valutazioni negative

▪feeedback che smentiscono l’immagine proposta dal Club

▪comportamenti tanto comuni quanto potenzialmente dannosi per la reputazione della struttura

Tanto più se si considera – e i manager lo sanno bene – che per ogni cliente che si “lamenta”, sui social e non, ce ne sono almeno dieci che ne condividono la delusione, pur senza che abbiano tempo e voglia di manifestarlo.

L’insoddisfazione del cliente?

Rischia di avere, allora, un costo concreto per il Tuo Fitness Club.

Non solo, infatti, un cliente insoddisfatto è un consumatore che non torna a comprare i tuoi servizi, ma…

… in un contesto in cui la fiducia verso amici e familiari e il passaparola sono tra i driver fondamentali d’acquisto, l’opinione degli individui ha assunto un peso più che rilevante sulle revenue aziendali.

Per questo è fondamentale farsi trovare preparati davanti all’ipotesi di insoddisfazione del cliente.

Come si capisce dal titolo dell’articolo, il tasso di fallimento di Fitness Club in italia è notevolmente elevato.

⭕ Secondo un’attenta e spaventosa analisi della situazione imprenditoriale dell’industria del Fitness Italiano, oltre il 70% delle strutture che vengono aperte va in crisi finanziaria già a partire dai primi 2 anni.

➡ Significa che un Club che apre, rischia di chiudere dopo due anni o ceduto a qualche altro sprovveduto pronto a vendere la propria anima pur di mandare avanti un progetto nato in maniera fallimentare.

Da sola questa considerazione dovrebbe far riflettere profondamente perché, razionalmente parlando, se hai aperto un Fitness Club il rischio di ritrovarti dalla parte sbagliata di quel 70% è elevato.

Ma non è tutto.

L’80% degli imprenditori, nei primi 5 anni di attività si indebita con le banche o con le proprie famiglie pur di rimanere in piedi.

Significa che su 100 palestre aperte, dopo i 5 anni solo 20 risultano profittevoli.

Il dato che risulta più evidente è che di queste 20 una percentuale minima supera il mezzo milione di fatturato e solo in pochi fortunati il milione.

➡ Concludendo, su 8700 Fitness Club esistenti sul mercato italiano solo una percentuale sotto il’5% riesce a superare il milione di fatturato.

Dove volevo arrivare con tutto questo?

Ad un concetto:

Che un numero grandissimo di Fitness Club che nascono, sono progettati per fallire o peggio non sono stati progettati affatto.

Sarò onesto, per quanto poco esaltante e scoraggiante possa risultare tale visione del mercato del Fitness, e per quanto possa affliggere che due imprenditori su 3 fallisca, investendo i suoi risparmi, quelli della propria famiglia e il suo tempo in un Club progettato per chiudere in meno di due anni, non c’è da rimanerne basiti.

Non rimarresti basito infatti se leggendo un articolo di giornale che dice: “pazzo furioso senza esperienza gareggia e muore nella Parigi Dakar”

Non puoi rimanere basito se molti Imprenditori aprono un Fitness Club senza conoscere le basi per progettare Tecnicamente il proprio Club, senza conoscere i segreti dietro il Recruitment ed i passi necessari per individuare i servizi adatti al proprio Progetto, e poi sono costretti a chiude perché “le mie sale corsi si riempiono solo nelle ore di punta”.

Per forza non va bene: chi apre Fitness Club non sa fare l’imprenditore.

Se ti iscrivi alla Parigi Dakar senza aver guidato neanche un quad sulla spiaggia, probabilmente il deserto non è proprio il Tuo habitat ideale.

Lo stesso vale per i Fitness Club.

Praticamente la gente apre Fitness Club per passione per potersi allenare insieme ai propri amici, ma giuro che conosco 1.000 modi per poter sputtanare i propri soldi in modo meno dispendioso.

Detto ciò, esiste un “componente” fondamentale per scoprire se sarai tra i 3 Club che sopravviveranno dopo 2 anni di attività o se sei destinato a chiudere e lavorare il resto del tuo tempo per ripianare la situazione.

Qual è questo componente fondamentale?

⭕ La conoscenza e la padronanza per disegnare il Tuo Progetto Tecnico, e il saper costruire un Team in grado di regalare esperienze di Fitness capaci di cambiare la Vita dei Clienti sempre ed in ogni istante.

Questa è la competenza definitiva per ogni imprenditore del Fitness, ogni manager, che voglia far parte di quella piccola percentuale di Club che ce la fa.

Riflettiamo

 

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