grassi zero
(Tempo di lettura: 5 minuti)

Cibi grassi zero: la bufala del fuffamarketing

Quale finta promessa si nasconde dietro lo slogan grassi zero?

Ci provano, e il problema è che ci riescono anche bene, tra discorsi, immagini, pubblicità ed effetti speciali, tra corpi impossibili venduti come normali un po’ come le foto dei gelati confezionati, dietro lo slogan grassi zero, o zero grassi, si nasconde la promessa di poter dimagrire ed avere un fisico perfetto grazie a quei cibi.

Del resto il marketing, quando viene usato nella maniera scorretta, quando diventa fuffamarketing, ci ha abituato a reggiseni imbottiti che promettono seni miracolati, pantaloni che alzano i glutei (salvo poi svestirsi e svelare la realtà), addominali a tartaruga, famiglie perfette perché mangiano i biscotti del Mulino Bianco, e così via, giocando sulle nostre percezioni.

Peccato che quando giocano sulle nostre percezioni del cibo, di fatto stanno giocando con la nostra salute, perché con il cibo e su come lo percepiamo ci si può ammalare o allontanarsi profondamente dal benessere.

Cerchiamo di togliere la maschera a queste promesse appellandoci alla biochimica e alla fisiologia, che per nostra fortuna non mentono.

Nei cibi grassi zero o light mancano alcuni nutrienti accusati di nuocere alla salute, in particolare grassi e zuccheri.

E questo nella logica filerebbe se non fosse che non è vero che i grassi e gli zuccheri in senso lato fanno male alla salute.

Zuccheri, grassi, sale ma anche proteine e altre nutrienti fanno male se in eccesso, ma nessuno direbbe che le proteine fanno male alla salute. Lo stesso discorso si può applicare alla carenza di un certo alimento.

Da questo si evince che l’eccesso dei nutrienti in genere fa male, oppure che una quantità normale di grassi e zuccheri può far male a certe categorie di persone. Ammesso che una persona abbia necessità di eliminare grassi e zuccheri perché tende a consumarne in eccesso o perché deve dimagrire, è fondamentale assicurarci che il nutriente con cui andiamo a sostituire quello incriminato non sia più dannoso del primo!

Per esempio se eliminiamo lo zucchero da un alimento per farlo diventare light, e ci mettiamo il ciclammato o la saccarina, possiamo teoricamente mettere la salute del paziente più a rischio se questo paziente diventa un forte consumatore di questi edulcoranti.

Se al posto del famigerato colesterolo mettiamo acidi grassi vegetali (olio di cocco, olio di palma, acidi grassi trans o idrogenati) perché la dicitura “vegetale” tranquillizza di più il consumatore rispetto alla parola “animale”, oltre a non risparmiare tanto in termini calorici, con questi cibi grassi zero mettiamo il paziente più a rischio di problemi cardiovascolari o tumorali di quanto non faremmo con il colesterolo.

 L’indicazione in etichetta “oli vegetali non idrogenati” vuole rassicurare il consumatore sulla qualità delle materie prime, spesso sfruttando l’associazione che facciamo inconsciamente “vegetale = naturale =  sano” (anche la cicuta è naturale, peccato che sia un veleno letale).

Questi oli (e grassi) vegetali sono usati nell’industria dolciaria, sia nella pasticceria industriale, e anche in quella biologica. Questi oli hanno un costo basso e una buona resa in termini di gusto e lavorabilità. Attenzione: molti prodotti famosi ne sono pieni perché garantiscono ottima spalmabilità.

Questi grassi possono sostituire i grassi animali come il burro, (che se ne dica è ancora il miglior grasso esistente assieme all’olio d’oliva) molto più costosi. Naturalmente non parliamo del sano olio di oliva extravergine, di girasole o di mais, spremuti a freddo, ma dei ben più dannosi oli di cocco e di palma o palmisti. Questi oli hanno un tenore assai elevato di acidi grassi saturi e quindi non possono ritenersi favorevoli alla salute.

Quanto agli oli vegetali non idrogenati, la dicitura “oli vegetali non idrogenati” è ingannevole, in quanto vuol farci credere che non ci siano grassi saturi e quindi dannosi. L’idrogenazione comporta la creazione di acidi grassi saturi. E allora perché usare gli oli di palma, palmiti o cocco?

L’olio di cocco contiene l’87 % di acidi grassi saturi. L’olio di palma circa il 50 %, olio di cuore di palma anche l’80 %. Se a questi valori aggiungiamo che il processo di estrazione a caldo di questi oli, distrugge le vitamine contenute nel seme, possiamo capire l’ inganno della sola dicitura “oli vegetali non idrogenati “.

Il corpo ricordatevi riconosce gli alimenti naturali, quelli che appartengono più facilmente al normale sistema di vita e di alimentazione, burro e marmellata fatta in casa, con poco zucchero o ancor meglio con fruttosio, sarà una manna rispetto a ciò che il fuffamarketing ci propone e che ci fa mangiare, illudendoci di Essere Naturali ed Ecocompatibili, ma avvelenando costantemente il Nostro Corpo.

La prossima volta quando leggete le etichette, invece di pensare al Light ed al Grasso Zero, pensate che si tratta solo di una falsa promessa, il Vostro Benessere Ringrazierà

Autore: Francesco Menconi

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