FATICA ACUTA O SINDROME DA OVERTRAINING?

Saper distinguere i segnali che ci manda nostro corpo è importante. Chiedergli di oltrepassare il suo massimale può essere causa di molti disturbi.

Spesso pensiamo che il problema riguardi solo chi fa attività di “muscolazione” in palestra, ma riguarda soprattutto chi fa sport di durata, endurance.

Quante volte è successo dopo una pausa di qualche giorno o più, di tornare e sentirsi più forti, riuscendo a sollevare più “carico” o di correre più veloce? Tutto questo può essere un inizio di fatica acuta o sindrome da overtraining?

Il professor Paolo Zeppilli nel manuale di “Medicina dello sport” in maniera semplice e precisa spiega come riconoscere se stiamo pericolosamente sorpassando i nostri limiti: saper riconoscere i segnali che il corpo invia è fondamentale sia per chi si allena che per il trainer. Buona lettura!

L’esercizio fisico porta l’organismo a mettere in atto una serie di aggiustamenti cardiovascolari, metabolici e respiratori, per far fronte alle aumentate richieste energetiche dei muscoli. Tuttavia, se lo sforzo è di intensità pari alle massime capacità individuali (intensità massimale) e si protrae nel tempo, gli aggiustamenti diventano progressivamente meno efficienti: l’organismo avverte difficoltà a sostenere ulteriormente lo sforzo mostrando  i segni di una “stanchezza” improvvisa (fatica acuta). Questa fatica è caratterizzata da due aspetti, uno oggettivo ovvero il calo evidente della prestazione, ed uno soggettivo cioè l’aumento della percezione dello sforzo. La più importante causa di fatica acuta è l’esaurimento dei substrati energetici a disposizione dei muscoli, una condizione che può essere paragonata all’automobile che si ferma perché ha finito il carburante. Altre cause sono le alterazioni dell’equilibrio idrico dovuto  alla perdita di acqua con la sudorazione, ed elettrolitico con perdita di elementi indispensabili per la contrazione muscolare come sodio e potassio.

Uno dei segnali più caratteristici di fatica acuta è il dolore muscolare che è distinto in precoce e tardivo. Il primo insorge durante lo sforzo e scompare dopo l’interruzione dello stesso  ed è classificato come un fisiologico “campanello d’allarme”, che suona per avvertire l’atleta che i suoi muscoli stanno raggiungendo il massimo limite tollerabile. Quello tardivo è alla base dei danni strutturali delle fibre muscolari che si manifestano dopo lo sforzo (DOMS).

La fatica cronica invece, è la più frequente delle conseguenze della concezione odierna di sport di alto livello. Oggi un atleta di alto livello per mantenere a lungo posizioni di vertice deve aumentare il volume e l’intensità degli allenamenti. Naturalmente, un esagerato aumento dei carichi di lavoro e del numero di competizioni ufficiali non può NON  avere conseguenze negative sull’organismo. Quando l’equilibrio psico-fisico dell’atleta è alterato al punto da ridurre le sue prestazioni anche dopo un periodo di riposo possiamo parlare di sovrallenamento o overtraining. Quest’ultimo va distinto da overreaching, che è molto più frequente ma, sebbene anch’esso sia caratterizzato da un calo di prestazione a conseguenza di un carico eccessivo, è sufficiente un breve periodo di riposo per tornare alla “normalità”.

Come riconoscere un atleta in sovrallenamento? Oltre al calo evidente delle prestazioni, un primo indizio utile è la comparsa di sintomi quali un “malessere generale”, associato a frequenti cambiamenti d’umore, disturbi del sonno, mancanza di appetito, perdita di peso. L’atleta diventa svogliato, apatico e disattento durante gli allenamenti. In più si possono verificare alterazioni a carico della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa che dipendono dal sistema nervoso autonomo. Ad esempio la FC durante lo sforzo è più elevata del normale per intensità di lavoro sottomassimali e, al contrario, non raggiunge i valori massimi per sforzi condotti all’esaurimento.  Un ruolo importante è affidato alla valutazione delle alterazioni del sistema endocrino, in particolare si analizzano i livelli nel sangue degli ormoni cortisolo e testosterone.

Il cortisolo è comunemente considerato “l’ormone dello stress” fisico e psichico: aumenta in caso di un eccessivo carico di lavoro, favorendo un deterioramento delle cellule muscolari (catabolismo). Al contrario, il  testosterone è l’ormone deputato alla “costruzione e ricostruzione” del muscolo (anabolismo). In caso si sovrallenamento, il rapporto tra cortisolo e testosterone è sbilanciato, tutto a vantaggio del primo con un danno progressivo dei muscoli scheletrici.

Un altro aspetto, riguarda le alterazioni del sistema immunitario. L’atleta nei periodi di stress va incontro con facilità ad infezioni batteriche o virali causate da un calo delle difese immunitarie. Secondo alcuni studiosi un fattore responsabile è la riduzione del livello di glutammina, un aminoacido immunitario importante ai fini energetici e della sintesi proteica. Molto importanti sono anche le citochine, sostanze “infiammatorie” e “anti-infiammatorie” prodotte dai muscoli stessi in conseguenza all’esercizio. L’esistenza di difese immunitarie deboli può innescare un circolo vizioso, infezione-sovrallenamento-infezione.

La medicina più efficacie in grado di guarire questa “malattia” è il riposo.

Per prevenirla invece, l’arma  vincente è imparare ad ascoltare il nostro corpo. Lui ci parla attraverso sensazioni e stati d’animo e noi dobbiamo imparare a capire quando ci ha dato il massimo della sua energia e fermarci, lasciando da parte la voglia, quasi malata, di voler essere al top delle classifiche o di voler eseguire tot serie di tot ripetizioni.

All’interno del team scientifico la Fitness Key System utilizza il sistema di valutazione clinica della composizione corporea e del sistema nervoso Ppg Stress Flow, che danno parametri importantissimi sullo stato di fatica acuta e d’overtraining, per approfondire clicca sotto

Valutazione della composizione corporea Bia

Lo stress ti salva la vita

Bibliografia: “Manuale di medicina dello sport con elementi di traumatologia e pronto soccorso per gli studenti di scienze motorie” Paolo Zeppilli.

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